05
feb

Priorità su governance, valutazione impatti BES e semplificazione iter autorizzativi

a cura di Paolo D’Ermo, Segretario Generale WEC Italia

 

L’energia e la mobilità sostenibile sono gli ambiti che assorbiranno il 50% delle risorse finanziarie provenienti dal meccanismo del Recovery and Resilience Facility europeo per l’Italia: circa 100 miliardi di euro. Tali risorse se allocate in investimenti per la transizione sostenibile dell’industria e delle filiere energetiche del Paese costituiranno una straordinaria leva di rilancio economico.

Per non perdere questa occasione sarà importante mettere in campo le azioni e misure che abilitino il passaggio “dal Piano all’attuazione”. Quali, dunque, le opportunità da cogliere per una implementazione efficace ed efficiente del PNRR italiano che dovrà essere trasmesso a Bruxelles entro la primavera?

Su questo e altri importanti temi connessi al rilancio sostenibile del Paese abbiamo incentrato il web talk “Energie per Next Generation Italia”, secondo modulo del corso Le Giornate dell’Energia e dell’Economia Circolare organizzato da WEC Italia, Globe Italia-Associazione Nazionale per il Clima e Luiss School of Government lo scorso 28 gennaio. Rappresentanti istituzionali, aziendali e membri dell’Associazione Italiana dei Collaboratori Parlamentari (AICP) si sono confrontati in due talk che hanno offerto numerosi spunti.

Al dibattito hanno partecipato: Filomena Maggino (Presidente Cabina di Regia Benessere Italia), Claudio Busca, (Responsabile Affari Generali e Istituzionali, Comieco), Ivan Illomei (Responsabile Affari Istituzionali, CONAI), Astrid Palmieri (Sustainability Manager Italia e European Sustainability Coordinator, BASF Italia), Simone Nisi (Direttore Affari Istituzionali, Edison), Giovanni Di Scipio (Responsabile Affari Istituzionali e Regolatorio, Acquirente Unico), Andrea Lolli (Responsabile Affari Centrali – Governo e Parlamento, Enel Italia), Francesco Del Pizzo (Responsabile Strategie di Sviluppo Rete e Dispacciamento, Terna), Cecilia Gatti (Direttrice Affari Regolatori e Istituzionali, Axpo Italia), Michele Ziosi (Vice President Relazioni Istituzionali Europa, Africa, Medio Oriente e Asia Pacifico, CNH Industrial), Valeria Termini (Professoressa di Economia politica, Università RomaTre, High Level Technical WG, UN Energy Dialogue 2021 for COP 26) e Maria Cristina Rosaria Pisani (Presidente Consiglio Nazionale giovani).

La presenza di stakeholder così eterogenei rappresentativi di filiere italiane dell’economia circolare, dell’energia e della mobilità ha restituito una visione condivisa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in discussione in questi giorni in Italia con le parti sociali ed ha consentito di raccogliere suggerimenti sulla necessaria accelerazione nell’implementazione dello stesso.

A giudizio degli operatori industriali intervenuti il PNRR italiano abbraccia i grandi filoni della transizione energetica: graduale dismissione degli impianti a carbone sostituiti con rinnovabili e capacità a gas (in linea con quanto indicato nel PNIEC); sviluppo e adeguamento tecnologico delle reti di distribuzione per una sempre maggiore efficienza, flessibilità e resilienza delle reti; elettrificazione dei consumi finali attraverso interventi sull’efficienza energetica per rendere le città sempre più sostenibili (su tutti la mobilità elettrica sostenibile, la riqualificazione energetica del parco immobiliare pubblico e privato, digitalizzazione, economia circolare e i green ports con i sistemi di cold ironing); transizione delle flotte trasporti verso carburanti sostenibile e basse/nulle emissioni di CO2 anche per i trasporti pesanti stradali, navali e ferroviari (sulle reti non elettrificate).

Rispetto a quanto si osserva a livello internazionale, una annotazione sul PNRR va tuttavia fatta con riguardo alla mancanza di interventi e progetti che accompagnino la trasformazione industriale dell’importante (in termini economici, occupazionali e di gettito per le entrate dello Stato) industria degli idrocarburi verso lo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di “molecole” sostenibili e la cattura e utilizzo della CO2, ambiti in cui il Paese ha eccellenze e competenze di rilievo mondiale.

Inoltre, come emerso dal dibattito, il confronto attuale sulla missione “rivoluzione verde e transizione ecologica” del PNRR dovrà aver ben presente che nello scenario di medio-lungo termine (2030-2040) il mix energetico nazionale consoliderà due capisaldi: l’importazione di energia dall’estero e la produzione di energia da rinnovabili. In tale quadro, in particolare per il settore elettrico, bisogna rilevare che le componenti energetiche storiche avranno un ruolo di camera di compensazione rispetto al saldo energetico necessario per il Paese e i meccanismi di capacity market insieme ai sistemi di accumulo rivestiranno un ruolo chiave per poter garantire in sicurezza l’approvvigionamento nazionale.

Seppure migliorabile negli ambiti puntuali di intervento, i passi più urgenti rispetto al PNRR sono ora:

  • la valutazione dell’impatto atteso (economico, sociale e di benessere sulla collettività) dei diversi progetti e programmi;
  • l’identificazione di una governance e di procedure che consentano una tempestiva (entro l’orizzonte 2023-2026) “messa a terra” dei progetti.

Partendo da quest’ultimo aspetto, non si potrà avere un’attuazione in linea con i tempi richiesti dal meccanismo europeo del Recovery and Resilience Facility senza un accompagnamento del PNRR con strumenti di carattere regolatorio e normativo che promuovano lo snellimento e la velocizzazione delle procedure autorizzativeDi pari importanza, è emerso dai dibattiti, sarà il rafforzamento del partenariato pubblico-privato, ovvero la necessità che agli strumenti prettamente pubblici si accompagnino anche investimenti privati al fine di massimizzare i benefici di sistema attraverso progettualità condivise di lungo termine che promuovano esternalità positive sia sulle collettività sia sui territori. Ciò potrà avvenire nella misura in cui il contenuto industriale degli operatori a supporto della transizione sia valorizzato in tutte le sue specifiche declinazioni e i diversi progetti siano implementati secondo un approccio programmatico con un respiro di lungo periodo e volti all’innovazione.

Il PNRR va quindi riconsiderato non più solamente sui contenuti ma in modo prioritario sulle procedure (governance e coordinamento) al fine di assicurare la tempestiva destinazione di adeguati investimenti in infrastrutture, sia da un punto di vista quantitativo (in Italia ci sono diversi ambiti in cui colmare gap infrastrutturali) che qualitativo (revamping impiantistico e innovazione).

Dal dibattito è emerso anche un giudizio positivo unanime in merito all’esistenza di competenze e professionalità all’interno delle istituzioni italiane in grado di guidare l’implementazione del PNRR (è stato citato anche il CIPESS, ex CIPE). Tuttavia si presenta l’urgenza e la necessità di un rafforzamento delle strutture e uffici che dovranno gestire le numerose valutazioni e procedure di autorizzazione per la realizzazione degli importanti progetti indicati dal Piano in un lasso temporale relativamente breve.

Venendo al tema della valutazione degli impatti attesi dei progetti, sarà importante valutare e monitorare i singoli progetti attraverso il sistema degli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES), facendo valutazioni ex-ante ed ex-post. In tale processo, le istituzioni intervenute al dibattito hanno ricordato come, oltre agli indicatori del BES, l’Italia sia ricca di un sistema di produzione dati che dovrà essere messo a regime per valorizzarne e sfruttarne l’enorme potenziale, secondo una visione condivisa non solo a livello centrale, ma anche con le istituzioni e gli organi regionali e locali. Nell’implementazione delle diverse attività previste dal PNRR bisognerà quindi tenere opportunamente conto di aspetti relativi al rapporto costi-benefici, alla concorrenza e a criteri di selettività, affinché la ripresa-crescita sia duratura e non associata a costi elevati.

Il tema dell’efficienza degli interventi e delle soluzioni proposte è stato richiamato anche dagli operatori energetici e della mobilità come criterio guida delle scelte sul Piano di Ripresa sia per consentire un parallelo avanzamento della sostenibilità e dell’accessibilità alle diverse soluzioni, sia per evitare di caricare le generazioni future di costi connessi all’adozione di soluzioni inefficienti.

E’ stato rilevato inoltre come il Il PNRR rivesta un’importanza strategica in chiave di revisione del percorso di transizione energetica già avviato dall’accresciuta “Climate Ambition” dell’Unione Europea sugli obiettivi clima ed energia 2030 che comporta un aggiornamento del PNIEC italiano.

Alla luce degli effetti molto impattanti prodotti dalla crisi pandemica, si presenta anche l’opportunità di ridisegnare in modo organico i sistemi dei trasporti e della mobilità in chiave di sostenibilità di lungo termine con l’implementazione di un ventaglio di opzioni che vanno dall’elettrico, al metano/GNL, al biometano/bioGNL e altri biocarburanti, e all’idrogeno. In questo ambito, è importante partire da una roadmap tecnologica comune che si basi sul principio, ancora una volta, dell’efficienza delle soluzioni, e investire in infrastrutture a supporto della domanda per lo sviluppo della mobilità alternativa.

Allo stesso modo, dal dibattito è emerso come il settore dell’economia circolare stia giocando un ruolo centrale nella transizione ecologica e nel ridisegnare gli stili di vita.

La pandemia ha accelerato processi in atto da tempo e in particolare il settore del packaging sta rappresentando sempre più un indicatore delle attitudini di consumo e della loro evoluzione nel tempo. In quest’ottica, il sistema industriale e produttivo è oggi chiamato con sempre maggiore forza a rispondere alle nuove esigenze dei consumatori circa la sostenibilità e l’economia circolare.

L’industria italiana del riciclo sta affrontando l’emergenza rifiuti, acuita dalla pandemia, attraverso una serie di iniziative che vedono i Consorzi affiancare sia il Governo centrale sia gli enti locali e territoriali per la progettazione e gestione di impianti e programmi di raccolta, formazione del personale e campagne di comunicazione verso i cittadini.

Un contributo crescente allo sviluppo di modelli di economia circolare viene anche dall’industria della plastica dove il nuovo paradigma è incentrato sul riutilizzo dei prodotti grazie all’incremento della qualità della materia prima, a processi di re-design e innovazione dei prodotti, e al riciclo chimico.

Chiudo queste riflessioni riassuntive del web talk dello scorso 28 gennaio ringraziando tutti i partecipanti e portando a casa due punti che saranno centrali nei dibattiti e lavori dei prossimi 3-6 anni al fine di realizzare la trasformazione economico, sociale, energetica tracciata dal PNRR :

  • da parte del legislatore e dalle istituzioni centrali e locali sarà richiesta una straordinaria resilienza ed efficienza nelle fasi normative e autorizzative;
  • sarà centrale la collaborazione di tutti gli stakeholder all’elaborazione di piani industriali programmatici da mettere a disposizione delle amministrazioni locali e realizzati di concerto con tutti i soggetti coinvolti.

Paolo D’Ermo

 

 

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