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Rispondere, ricostruire, ricreare: l’energia nel post-emergenza coronavirus

La crisi COVID-19 ha intensificato precedenti tensioni già in atto a livello internazionale, tra cui la crescita economica bassa di alcune regioni, i cambiamenti climatici, l’indebolimento del multilateralismo. Come un’onda che si espande a cerchi concentrici, l’emergenza COVID-19 ha creato un’onda più ampia di recessione economica che a sua volta ha portato ad un rallentamento degli investimenti nel settore energetico, e che sta generando tensioni sociali più ampie le cui ripercussioni si vedranno oltre l’orizzonte di breve termine.

La seconda edizione del survey WEC sulle risposte del settore energetico internazionale all’emergenza COVID-19 ci aiuta ad aggiornare la fotografia degli impatti attesi dai leader dell’energia nel medio-lungo termine e a capire le strategie che gli attori coinvolti hanno messo in campo e saranno in grado di implementare in futuro.

Già nel primo round del survey WEC si erano delineati possibili percorsi per uscire dalle crisi come società globale più resiliente e in grado di continuare ad accelerare sul percorso di transizione energetica. Dall’aggiornamento del questionario svolto tra fine maggio e inizio giugno 2020 emerge una strategia internazionale di risposta che si sviluppa su tre assi:

1) RISPONDERE – intraprendere azioni immediate per gestire il lungo periodo di crisi (picco di impatto: 3-6 mesi): a fronte della riduzione dell’operatività, il focus si è concentrato sul capitale umano. Nella risposta immediata, infatti, si è dovuto far fronte allo scenario più difficile di questa lunga crisi anche per il settore energetico: perdita di circa 350.000 posti di lavoro nelle economie del G7; riduzione stimata tra i 200-400 miliardi di $ in CAPEX; taglio di circa il 10% delle spese operative; chiusura di una o più unità aziendali; adozione di nuovi modelli di lavoro.

 

 

2) RICOSTRUIRE – sfruttare le esternalità positive della crisi per implementare nuove capacità e competenze (picco di impatto: 6-18 mesi): si punta sulla digitalizzazione dei processi e delle attività , sulla ricerca e sviluppo e sull’implementazione di strategie sistemiche di resilienza.  Tutti i settori dell’energia hanno registrato, infatti, un significativo spostamento nell’allocazione degli investimenti verso i settori della digitalizzazione, della ricerca e sviluppo e dell’ESG (Environmental, Social, Governance) a discapito di investimenti in business unit che si prevede verranno chiuse. La digitalizzazione è riconosciuta come priorità per la quasi totalità delle aziende energetiche, che stanno accelerando su piani d’azione digital. Parallelamente il settore dell’innovazione e della ricerca riceve una notevole spinta, con piani di rendicontazione per aumentare la spesa in R&S. Lo smart working è una soluzione che si prevede sarà ampiamente adottata nel prossimo futuro.

3) RICREARE – focalizzare le attività sul processo di trasformazione verso il “new normal” post-crisi per accelerare il processo di transizione energetica globale (picco di impatto: oltre i 18 mesi): si mettono in pratica gli insegnamenti appresi dalla crisi per promuovere la transizione energetica globale. In un contesto in cui molte aziende pianificano un’accelerazione sugli obiettivi ambientali, mentre altre privilegiano azioni mirate al mantenimento del flusso di cassa, si registrerà un trend crescente di investimenti in sostenibilità. Inoltre, se da un lato l’attenzione ai cambiamenti climatici è parte integrante delle nuove politiche, dall’altro l’agenda sociale e i cambiamenti comportamentali saranno temi sempre più al centro dell’agenda politica con ripercussioni di medio-lungo termine.

Con l’aggiornamento sulle strategie e sulle azioni dei leader mondiali dell’energia, il WEC ha raccolto nuovi input anche per implementare i quattro scenari esplorativi già proposti nel maggio scorso.

 

Il punto di partenza della riflessione sugli scenari parte sempre dalle principali “incognite sul futuro” poste dalla crisi COVID-19:

  • Qual è il reale livello di pericolosità della pandemia?
  • Saranno determinanti, in senso positivo, sviluppi tecnologici oppure cambiamenti comportamentali?
  • Con quale velocità l’economia globale si riprenderà dalla crisi?
  • La ripresa sarà caratterizzata da un elevato livello di cooperazione a livello internazionale oppure i governi agiranno prevalentemente in autonomia?
  • Una volta che la pandemia sarà sotto controllo – un processo che potrebbe richiedere fino a 4 anni – i Paesi torneranno all’agenda pre-pandemica, o si impegneranno su obiettivi più ambiziosi?
  • Quali saranno le principali implicazioni per il settore energetico?

Tra queste, 3 incognite spiccano sulle altre come principali sfide per il settore energetico :

  1. Ambizione: si ritornerà ad un’agenda pre-pandemica o si perseguiranno obiettivi più ambiziosi nell’affrontare le sfide della resilienza e dei cambiamenti climatici?
  2. Fiducia: nell’affrontare la crisi i Paesi rafforzeranno la collaborazione reciproca o implementeranno strategie indipendenti?
  3. Controllo del virus: per sconfiggere il virus e superare la crisi, sarà sufficiente trovare un vaccino o saranno necessari cambiamenti comportamentali radicali?

Per analizzare le ripercussioni a medio lungo termine della crisi in termini di Ambizione, Fiducia e Controllo del virus, sono stati elaborati i quattro scenari WEC:

PAUSE: Dopo il lockdown imposto dalla crisi globale da COVID-19, si assiste ad un diffuso processo di collaborazione internazionale nel tentativo di tornare a una normalità pre-pandemica. Ciò, unito all’avvento di un vaccino, consente il contenimento del virus entro il 2022. La domanda di energia fa segnare un lento aumento e i prezzi del petrolio si riprendono di pari passo, minando per qualche tempo la competitività delle rinnovabili. Si assiste ad un incremento delle diseguaglianze sociali ed economiche a discapito delle classi più svantaggiate della popolazione. I decision makers si concentrano principalmente sulla stabilità economica a sfavore dei processi di trasformazione avviati prima della crisi. Questa situazione rende difficile il finanziamento di nuovi progetti, rallentando significativamente la transizione energetica. Sebbene non si rinunci agli obiettivi posti dagli accordi di Parigi, i progressi sono più lenti del previsto;

FAST-FORWARD: Se da una parte la pandemia ha rallentato la crescita economica, dall’altra ha consentito di compiere significativi passi in avanti in ambito di trasformazione e innovazione. Ciò stimola la ripresa della crescita economica. Si assiste ad una sempre maggiore diffusione di processi di collaborazione resilienti e alla condivisione di soluzioni e tecnologie efficienti. Un aumento più rapido dei prezzi del petrolio favorisce la competitività delle fonti rinnovabili anche grazie alla prevista diffusione delle infrastrutture a supporto. Anche in ambito di lotta ai cambiamenti climatici si assiste a rapidi progressi sostenuti da una diffusa collaborazione a livello internazionale.

REWIND: Il processo di cooperazione internazionale viene contrastato da un approccio “me-first” come strategia per uscire dalla crisi. Lo sviluppo di un vaccino è lento e i governi cercano soluzioni basate sui cambiamenti comportamentali per contrastare il virus. Entro la fine del 2022 gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Cina sviluppano vaccini promettenti, destinandoli prioritariamente alle popolazioni nazionali. Non tutti i Paesi sprovvisti di vaccino sono in grado di gestire efficacemente né il virus, né la crisi economica. La pandemia fa risaltare le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali. La maggior parte dei Paesi adotta politiche protezionistiche, in particolar modo per i settori dell’energia, dell’agricoltura e della farmaceutica. Ciò determina l’ampliamento del divario tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri, facendo segnare una ripresa disomogenea a livello globale con effetti negativi anche sulla transizione energetica.

RE-RECORD: Fino al 2023 si assiste ad un periodo molto difficile. Lo sviluppo di un vaccino efficace tarda ad arrivare, la lenta ripresa economica è accompagnata da disordini sociali e si assiste ad una sempre più marcata diseguaglianza sociale. Parallelamente si innesca un processo di ritorno ad un’infrastruttura energetica globale pre transizione energetica, con la diffusione di fonti rinnovabili e soluzioni di stoccaggio concentrate solamente in alcune aree geografiche.

 

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