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Mercoledì 12 febbraio 2020 si è svolto a Roma il seminario organizzato da WEC Italia e Unione Petrolifera “Il ruolo della filiera petrolifera nella transizione energetica”, che ha visto la presentazione del libro di Salvatore Carollo “Il petrolio nell’era del post petrolio” e ha coinvolto attorno al tavolo di lavoro stakeholder provenienti dal mondo industriale, istituzionale e accademico.

Le osservazioni raccolte dagli interventi dei relatori e dal successivo dibattito, sottolineano l’urgenza di una riflessione chiara ed approfondita sul presente e futuro della filiera del petrolio, come parte integrante della transizione energetica in atto.

Le riflessioni che seguono da parte del WEC Italia, rappresentano un contributo al dibattito che, lungi dall’essere esaustivo, recepisce i tanti spunti interessanti offerti dall’incontro. Il WEC Italia ringrazia Unione Petrolifera e il Presidente Claudio Spinaci per l’ospitalità, Salvatore Carollo e la giornalista Azzurra Pacces di Staffetta Quotidiana, i relatori Giovanni Perrella e Marcello Capra del Ministero dello Sviluppo Economico, Nicola Bazzani del Ministero degli Affari Esteri, e tutti gli Associati che hanno partecipato al dibattito.

RIFLESSIONI DAL SEMINARIO “IL RUOLO DELLA FILIERA PETROLIFERA NELLA TRANSIZIONE ENERGETICA”

 

Inseguire la logica del “tutto e subito” e la tentazione di accelerare continuamente i tempi della transizione energetica, porta con sé il rischio di prendere decisioni sbagliate, che peggiorano la sicurezza e la competitività del sistema energetico nazionale.

Il gap tra “l’ambizione” e “gli strumenti” a disposizione per raggiungere gli obiettivi energia-clima fissati al 2030, ed ancor più al 2050, dovrebbe portare tutti gli stakeholder, industriali e istituzionali, ad una “ossessione” verso un dialogo a 360° tra le diverse filiere energetiche volto ad identificare soluzioni e innovazioni che non possono essere portate da una singola filiera, tantomeno da una singola tecnologia o singolo vettore energetico.

La sfida dei cambiamenti climatici e dell’impatto degli inquinanti locali sulla salute umana richiede una trasformazione sociale e industriale senza precedenti, i cui primi passi sono stati effettuati negli ultimi quindici anni attraverso l’avanzamento di tecnologie innovative unite a soluzioni digitali che stanno cambiando il modo di produrre, distribuire e consumare l’energia.

Per poter dispiegare una efficace, efficiente e giusta strategia di transizione energetica, bisogna partire dai mega-trend che stanno guidando e continueranno a modellare la domanda energetica mondiale dei prossimi decenni, e che influiranno anche sulla capacità del nostro paese di approvvigionarsi in modo sicuro, equo e sostenibile.

Due i punti fermi:

  1. il fenomeno dell’elettrificazione è in costante aumento e la domanda di elettricità cresce (e crescerà) più velocemente della domanda di petrolio;
  2. la domanda di carburanti/combustibili è anch’essa in aumento, seppure ad un tasso minore rispetto al passato, e ci sono alcuni segmenti di utilizzo (trasporti pesanti su lunga distanza, camion e navi, e petrolchimica) che continueranno a richiedere la produzione di decine di milioni di barili giorno di petrolio.

ELETTRIFICAZIONE

Le tecnologie di elettrificazione per gli usi finali (pompe di calore, apparecchiature, elettrodomestici e auto elettriche) hanno fatto negli ultimi anni passi avanti molto significativi. Nel breve-medio termine è atteso un deciso miglioramento della competitività delle auto elettriche sulla scia dell’aumentata autonomia e ridotto costo delle batterie. La mobilità elettrica leggera e quella di corto raggio per le merci sarà dunque un driver crescente dell’elettrificazione e la sfida maggiore per una diffusione significativa sarà quella infrastrutturale, ovvero l’adeguamento delle reti per la ricarica dei veicoli. Sul tema dell’adeguamento delle reti i TSO europei hanno sottolineato la necessità di maggiori investimenti in interconnessioni e flessibilità anche per le reti di trasmissione, senza i quali gli sfidanti obiettivi al 2030 e al 2050 per la generazione di elettricità da rinnovabili saranno difficilmente raggiungibili. Dunque il tema infrastrutturale sarà cruciale per favorire da un lato la de-carbonizzazione della generazione, dall’altro la diffusione del vettore elettrico da rinnovabili anche a segmenti non tradizionali come quello dei trasporti.

Sul versante della generazione elettrica, le fonti rinnovabili innovative (fotovoltaico ed eolico) assorbiranno la gran parte dei nuovi investimenti e già oggi i grandi player del settore elettrico che hanno puntato sulla strategia della de-carbonizzazione del mix di produzione e investimenti nelle reti fanno registrare una crescita del valore dell’azienda e ricadute industriali importanti. La competitività delle tecnologie rinnovabili sta portando ad una loro significativa diffusione anche al di fuori dei confini europei come America Latina, Stati Uniti e Asia.

DOMANDA OIL E PRODOTTI

La filiera petrolifera mondiale assicura oggi un approvvigionamento di 100 milioni di barili/giorno attraverso una complessa rete di impianti di produzione, navi petroliere, raffinerie, depositi, reti di distribuzione, che soddisfa le esigenze globali dei settori della mobilità e della petrolchimica con tassi “HSE” tra i più alti i diversi settori industriali. Per continuare a garantire alle stesse condizioni la domanda futura, prevista in lenta stabilizzazione, c’è bisogno di disporre investimenti importanti in un contesto come quello attuale che inizia a mettere in discussione la sostenibilità finanziaria dei progetti oil&gas sulla scia degli obiettivi internazionali di de-carbonizzazione di lungo periodo.

Infatti, seppure i ritorni sugli investimenti oil&gas restano molto attraenti, grandi investitori istituzionali e privati stanno annunciando una rimodulazione nel tempo dei propri portafogli verso l’uscita dalle fonti fossili. Dall’altro lato, le compagnie petrolifere internazionali stanno limitando gli investimenti di fronte ad una domanda con crescita più lenta rispetto agli anni precedenti e ad un contesto politico-normativo che spinge verso l’uscita dalle fonti fossili nel lungo termine.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ammonisce che, nello scenario in linea con gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la minore disponibilità di istituti finanziari, fondi e compagnie dell’oil&gas ad investire per attività future, farebbe calare la produzione mondiale di petrolio e prodotti più velocemente rispetto al calo della domanda inerziale e ponendo quindi problematiche di sicurezza degli approvvigionamenti.  

In un tale scenario, un paese come l’Italia, che ha tradizionalmente assicurato i propri approvvigionamenti di carburanti e feedstock per la petrolchimica attraverso la filiera petrolifera nazionale, si troverebbe in difficoltà se al contempo avesse ridimensionato o dismesso i propri asset (capacità di raffinazione in primis). Peraltro anche nel PNIEC italiano viene indicata una domanda italiana di prodotti petroliferi al 2030 di 46 Mtep, che se approvvigionati sempre meno attraverso il nostro sistema di raffinazione metteranno ulteriore pressione sulla sicurezza e competitività delle forniture del nostro Paese, tanto più grande quanto più lo scenario sopra descritto si concretizzasse.

Tuttavia, la strategicità della filiera petrolifera nazionale per continuare ad essere tale nel contesto del New Green Deal europeo non potrà non accompagnarsi ad un costante miglioramento, come di tradizione, delle proprie performance ambientali unito, qui invece la sfida, alla transizione verso tecnologie e prodotti che consentano la de-carbonizzazione delle produzioni nel lungo termine.

Le competenze ingegneristiche, di progettazione e gestione di sistemi complessi in possesso della filiera degli idrocarburi nazionale, possono essere messe a servizio del processo di de-carbonizzazione della domanda di carburanti e prodotti che nei prossimi anni dovrà soddisfare la domanda per navi, aerei, camion di lunga percorrenza e feedstock necessari per la petrolchimica. Cattura, utilizzo e stoccaggio della CO2, produzioni sostenibili di idrogeno e metanazione, sono le tecnologie che anche gli scenari della Commissione Europea considerano necessarie per il raggiungimento della neutralità carbonica dell’economia europea la 2050. Inoltre, le capacità e le tecnologie per la  progettazione e realizzazione di impianti rinnovabili, in particolare nell’offshore, non mancano anche alle aziende della filiera degli idrocarburi che possono cogliere in questo modo anche opportunità in altri settori, come quello della produzione di elettricità.

Le majors stanno già investendo in questa direzione e insieme alle National Oil Companies (detenute dai paesi produttori di petrolio) hanno avviato importanti azioni di ricerca e sviluppo. In parallelo, si registra ormai da diversi anni un impegno crescente nell’incrementare il ruolo del gas naturale nei loro portafogli, una fonte che consente un miglioramento immediato e competitivo delle emissioni climalteranti unitamente a quelle degli inquinanti locali, se utilizzato in sostituzione di carbone nella generazione elettrica e carburanti/combustibili nei trasporti marittimi e camion di lunga percorrenza.

Siamo solo all’inizio del processo, ancora la IEA ci ricorda che l’1% degli investimenti mondiali del settore petrolifero è oggi destinato ad attività definite sostenibili. Tuttavia non bisogna dimenticare che all’interno del 99% ci sono investimenti per una sempre maggiore efficienza lungo tutta la filiera oil&gas e innovazione dei prodotti tradizionali per renderli più puliti. Tale impegno, unito all’innovazione motoristica delle case produttrici di auto e mezzi industriali sta continuamente aumentando l’efficienza del trasporto di persone e merci. Basti pensare che, secondo dati UP, con il ricambio del parco circolante in Italia con motorizzazioni euro 6 sia diesel sia benzina, si otterrebbe una riduzione delle emissioni nei trasporti che permetterebbe di traguardare il raggiungimento dell’obiettivo PNIEC 2030. Questo risultato non richiederebbe ulteriori investimenti infrastrutturali e cambiamenti di abitudini per i consumatori.

Inoltre, nei trasporti pesanti su strada l’Italia ha oggi il primato in Europa per capillarità di stazioni di rifornimento di gas naturale liquefatto (GLN) e la leadership nella produzione/vendita di camion alimentati a GNL. Se nel breve periodo tali soluzioni consentono un netto miglioramento degli inquinanti locali e una riduzione intorno al 15-20% delle emissioni di CO2 rispetto all’alimentazione tradizionale, una prospettiva in fase di implementazione è l’impiego negli stessi mezzi di bio-GNL che consentirà una de-carbonizzazione totale del carburante utilizzato. Altre soluzioni in ottica di de-carbonizzazione sono in fase di sviluppo per il passaggio nel lungo termine al vettore idrogeno, in merito al quale ci sono già iniziative industriali in campo.

IL PROCESSO DI TRANSIZIONE       

A livello internazionale il processo di transizione energetica vede ancora l’Unione Europea alla guida con politiche, normative e regolamenti ambientali più stringenti rispetto ad altre regioni e Paesi. Tuttavia, nell’ambito delle tecnologie innovative per la produzione di energia che stanno accompagnando la de-carbonizzazione dell’UE,  assistiamo alla leadership industriale di Paesi al di fuori dell’area europea. La rinnovata sfida del Green New Deal sarà quella di coniugare l’ambizione delle politiche di de-carbonizzazione con ricadute industriali che migliorino anche la posizione competitiva dell’economia europea rispetto alle altre grandi economie mondiali.

I nuovi programmi Horizon hanno identificato delle mission specifiche che si concentrano su tecnologie con TRL elevati e partenariati pubblico/privati in grado di mobilitare finanziamenti molto significativi a partire dall’Innovation Fund di 10 miliardi €. Tra i settori identificati come ad alto potenziale di efficientamento c’è anche quello della raffinazione.

A livello globale si assiste ad un maggiore allineamento delle agende politiche in materia di energia e ambiente che conferma in termini di tecnologie e ambiti di azione il quadro descritto all’inizio di queste riflessioni: efficienza energetica; elettrificazione dei consumi attraverso il dispiegamento di pompe di calore, sviluppo di smart grids e mobilità elettrica; sviluppo della filiera del gas naturale anche attraverso “small scale LNG” per gli utilizzi diretti del metano liquido e bio-LNG nel settore dei trasporti insieme al CNG e bio-CNG; ricerca e sviluppo della carbon capture and storage e di tecnologie per la produzione di idrogeno da rinnovabili.

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