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Petrolio e Gas sempre a livelli allarmanti di prezzo

Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 25 Ottobre 2021)

Il fenomeno del caro energia, iniziato dapprima con il ritorno ai prezzi pre-pandemia e poi sviluppatosi con il loro progressivo superamento, continua a minacciare la ripresa dell’economia mondiale che soffre anche delle difficoltà di molti settori sia di base sia manifatturieri a ritornare alla piena normalità.

In Europa il problema è particolarmente sentito per il forte peso del petrolio e del gas e il ridotto apporto della produzione interna di idrocarburi minacciata dai minori investimenti e quindi per l’aumento delle importazioni a prezzi eccezionalmente elevati.

L’Unione Europea sta cercando di mettere in campo misure in grado di contenere il problema ma le forti divergenze strutturali e quindi di vedute tra i vari governi, rendono difficile l’individuazione di una linea comune che negli ultimi anni è stata trovata solo sulla politica di riduzione delle emissioni di CO2 e sullo sviluppo delle rinnovabili ma non sul ruolo delle altre fonti.  Così nell’ultimo vertice del 22 u.s., alla ricerca di un compromesso tra tante posizioni divergenti, si è tornato a parlare di nucleare e di gas come fonte di supporto ad una transizione molto più difficile e complessa del previsto, ma non si è pervenuti a decisioni concrete.

Così “mentre a Bruxelles si discuteva “Il prezzo medio settimanale del Brent aumentava ulteriormente portandosi a quota 85,1 $/b con un aumento dell’1,4 %, estendendo a tre settimane la presenza sopra la soglia psicologica degli 80 $/b. Anche l’americano WTI si è mosso al rialzo con un aumento del 2,3 % che lo ha portato a quota 82,9 $/b.

L’aumento dei prezzi del petrolio è stato influenzato dagli ultimi dati pubblicati dall’EIA Doe sul sistema petrolifero americano che contengono numerosi segnali di tipo “bullish” a partire dalla riduzione degli stoccaggi di greggio e di benzina e da un arretramento della produzione di greggio. Per contro le immissioni al consumo si sono avvicinate alla soglia dei 22 milioni di b/g con il sostegno di quasi tutti i prodotti dalla benzina al kerosene-jet, dal gasolio agli altri prodotti. Sono stati così superati i livelli dello stesso periodo del 2019. prima della esplosione della pandemia, un segnale di ripresa molto importante.

I nuovi livelli di prezzo raggiunti dal petrolio stanno rianimando tutti i circuiti speculativi dove il traguardo dei 100 $/b viene considerato possibile per la fine dell’anno, anche se per i prossimi mesi il mercato appare in backwardation, ma è proprio la divergenza di scenari che è in grado di surriscaldare il mercato.

Mentre la spinta rialzista del petrolio continua i prezzi del gas all’HUB olandese TTF , in attesa dell’arrivo del freddo , si sono stabilizzati su un livello medio di 86 EURO / MWh analogo a quello della settimana precedente , ma  comunque di allarme in quanto corrispondente a circa il doppio del prezzo del petrolio confermando la gravità della crisi specie in Europa ; negli Stati Uniti infatti il prezzo del gas, nonostante i recenti aumenti si colloca a valori di gran lunga inferiori a quelli europei determinando una condizione di forte vantaggio competitivo   .

I prezzi dei prodotti si sono mossi anch’essi al rialzo ma con variazioni inferiori a quelle del greggio più esposte alla componente speculativa.

La quotazione media settimanale della benzina   è stata, cif Med, pari a 811,5 $ /t, con un aumento dell’1,2 % rispetto a quella precedente, inferiore a quello del Brent, ma comunque confermando il superamento di quota 800 $/t.

La quotazione del diesel è stata di 738,4 $/t in aumento dello 0,6 % rispetto alla settimana precedente perdendo così posizione rispetto alla benzina e rispetto al greggio; il differenziale con la benzina sale di nuovo portandosi a 73,1 $/t.

La quotazione dell’olio combustibile, a basso tenore di zolfo, si è collocata a 546,7 $/t con un aumento dello 0,6 % rispetto alla precedente; la qualità ad alto tenore di zolfo è stata scambiata a 468,4 $/t con una riduzione del 2,3 % determinando un netto aumento del differenziale tra i due prodotti che si è portato a 78,3 $/t.

L’andamento della posizione relativa dei principali prodotti rispetto al greggio ha prodotto una compressione dei margini di raffinazione, rispetto alla settimana precedente. Con riferimento ad un greggio tipo Brent lavorato a TRC, il margine medio di raffinazione in media settimanale   si è attestato sopra i quattro dollari per barile; intorno ai sei   dollari si è mosso un greggio tipo URAL, a causa del minor apporto dei gasoli; quello su un greggio tipo Iranian Heavy è sceso verso i tre dollari per barile, per il minor contributo degli oli combustibili.

 

Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 25 Ottobre 2021

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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