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lug

L’escalation dei prezzi del greggio subisce una battuta d’arresto mentre la “driving season” spinge al rialzo i prezzi della benzina con qualche vantaggio per i margini di raffinazione

Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 12 luglio 2021)

Il mercato petrolifero nella prima decade di luglio è stato caratterizzato una interruzione del trend di crescita dei prezzi dei greggi che aveva portato il Brent a superare la soglia dei 75 $/b ed a lasciare intravedere traguardi ancora più ambiziosi.

Secondo un modello ormai consolidato il percorso che il prezzo del Brent ha seguito dall’inizio dell’anno non è mai stato regolare ma è stato segnato da un’alternanza di alti e bassi in quanto i fattori rialzisti, anche se prevalenti, hanno dovuto lasciare il passo a elementi di segno opposto legati alla resilienza del Corona Virus in molte aree, a momenti di incertezza sul piano economico e finanziario ,agli incerti atteggiamenti dell’OPEC Plus.

Nella settimana appena trascorsa i fattori positivi e negativi si sono alternati in rapida successione con un momento di particolare difficoltà a metà settimana che ha spinto le quotazioni del Brent sotto la soglia, che appariva consolidata, dei 75 $/b.

Nell’ultima seduta i prezzi hanno recuperato buona parte delle posizioni perdute in concomitanza con il rimbalzo dei principali indicatori finanziari colpiti nei giorni precedenti da sensibili ribassi legati a timori sulla consistenza della ripresa rapidamente superati ,almeno per il momento.

Con particolare riferimento al prezzo del petrolio due sono i fattori di maggior rilevo che lo hanno influenzato in questo periodo : da un lato l’andamento della domanda americana e, dall’altro, il dibattito sul suo futuro e l’incertezza in ambito OPEC sulle politiche produttive.

I dati sulle immissioni al consumo di prodotti degli Stati Uniti nella settimana conclusasi il 2 luglio hanno raggiunto la cifra di 21,5 milioni di b/g che si confronta con i 21,5 di quella conclusasi il 2 luglio 2019. In questo quadro spiccano i dati sulle immissioni al consumo di benzina che hanno toccato i 10 milioni di b/g, quantitativo superiore a quelli dello stesso periodo del 2019. Una stagione delle benzine davvero ruggente dopo la pandemia.

Questi dati, insieme a quelli delle scorte di greggio e di benzina , ancora volta in riduzione, costituiscono una base molto importante per le quotazioni del greggio in quanto dimostrano tra l’altro la tenuta di questa fonte nel quadro energetico complessivo.

Per contro il contrasto tra OPEC Plus ed Emirati Arabi costituisce un forte elemento di incertezza : gli Emirati aspirano infatti ad un aumento delle quote di produzione loro assegnate per poter avere più risorse da investire in fonti alternative e quindi essere presenti sui mercati energetici nella stagione della riduzione del peso del petrolio .Il pericolo è quindi di una riapertura di una guerra di prezzi per la conquista di quote di mercato.

In questo quadro il prezzo medio settimanale del Brent, che si propone come nuova base di riferimento per la settimana che oggi si apre , si è attestato a quota 75,6 $/b ovvero la stessa quotazione di quella precedente.

La media settimanale del WTI è stata pari a 73,7 $/b in lieve riduzione rispetto alla settimana precedente.

Il mercato dei prodotti stato caratterizzato dal miglioramento della posizione relativa della benzina ma non degli altri distillati.

La quotazione media settimanale della benzina, che ha rafforzato la posizione di leader del mercato, è stata, cif Med, pari a 724,0 $ /t in vantaggio dello 0,9 % rispetto a quella precedente.

La quotazione del diesel è stata di 606,0 $/t in riduzione dello 0,5 % rispetto a quella precedente perdendo posizione rispetto alla benzina, che si è portata ai massimi dell’anno in corrispondenza con la “driving Season” sostenuta dal desiderio di recupero dopo l’esperienza della pandemia. Il differenziale con la benzina è così salito al massimo dell’anno ovvero 118,0 $/t.

La quotazione dell’olio combustibile, a basso tenore di zolfo, sempre in media settimanale , si è collocata a 473,4 $/t a minima distanza dalla settimana precedente; l’olio combustibile ad alto tenore di zolfo è stato quotato 398,3 $/t con una riduzione dell’1,8 % . Il differenziale tra i due prodotti è quindi aumentato a 75,1 $/t.

L’andamento della posizione relativa dei principali prodotti, rispetto al greggio, non ha portato a sostanziali modifiche dei margini di raffinazione.

Con riferimento ad un greggio tipo Brent lavorato a TRC, il margine medio di raffinazione in media settimanale si è avvicinato al dollaro per barile con il sostegno della benzina ; sotto i due dollari per barile si è mosso un greggio tipo URAL; quello su un greggio tipo Iranian Heavy è rimasto in territorio negativo a causa, in particolare, dell’insufficiente valorizzazione degli oli combustibili.

 

Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 12 luglio 2021

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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