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lug

 

L’ENERGIA TRA RECOVERY FUND E GREEN DEAL EUROPEO:  

DALL’EMERGENZA AL RILANCIO.

FINDINGS DEL WEB TALK WEC ITALIA – GLOBE DEL 14 LUGLIO 2020

Il percorso di transizione energetica connessa alle strategie europee del Clean Energy Package e del Green New Deal presenta ora più che mai straordinarie opportunità per un rilancio degli investimenti in termini di interventi infrastrutturali e di innovazione. Un percorso che vedrà sempre più al centro il dialogo e la co-progettazione con e sui territori. In tale quadro, acquisisce sempre maggiore importanza il coinvolgimento delle istituzioni e stakeholders territoriali per raccogliere e condividere idee che facilitino la realizzazione dei necessari investimenti che porteranno al raggiungimento degli obiettivi PNIEC 2030 e verso la carbon neutrality 2050. WEC Italia e Globe Italia per supportare questo processo hanno avviato un percorso di dialogo multi-stakeholder sui temi della transizione energetica del Paese a servizio del rilancio economico italiano che ha visto come prima tappa il 14 luglio 2020 il web talk “L’Energia tra Recovery Fund e Green Deal europeo: dall’emergenza al rilancio”, riservato alle community delle due associazioni con la partecipazione dell’ARPA Emilia Romagna e dell’Associazione Italiana dei Collaboratori Parlamentari. Una prima tappa, questa, le cui risultanze contribuiranno alla redazione del concept paper WEC Italia “Agire nel breve dare stabilità al futuro” che l’Associazione sta ultimando e trasmetterà alla propria community, incluse le istituzioni competenti in materia di energia, ambiente, affari europei e affari esteri. Il dialogo continuerà dopo la pausa estiva con le Giornate dell’Energia di Trevi 2020 co-organizzate con Globe Italia, che quest’anno si svolgeranno in formato digitale con il primo appuntamento previsto il prossimo 25-26 settembre. Al talk del 14 luglio sono intervenuti la Presidente della Cabina di Regia Benessere Italia, Filomena Maggino, l’A.D. di Edison, Nicola Monti, il Presidente di Axpo Italia, Salvatore Pinto e lo Special Advisor to the IEA Executive Director, Alessandro Blasi. Il dibattito è stato inoltre arricchito dagli interventi di rappresentanti della community WEC Italia: Getano Colucci, Direttore Sustainability, Identity and Corporate Communication in Saipem; Michele Ziosi, Vice President Institutional Relations in CNH Industrial; Carlo Crea, Head of Institutional Affairs presso Terna; Francesco Luccisano, Head of External Relations, Institutional Affairs and Communication API-IP; Giuseppe Montesano, Deputy Director di Enel Foundation.

Queste le principali risultanze emerse dal dibattito:

• L’emergenza sanitaria scaturita dal diffondersi del Covid-19, ha richiesto al sistema economico e sociale un profondo cambio di paradigma: i cittadini e il loro benessere, che deve essere socialmente e ambientalmente sostenibile, sono diventati il centro delle strategie di azione. Per traguardare questo obiettivo occorre coinvolgere tutti gli stakeholder del settore attraverso un coordinamento delle competenze orizzontali e verticali in gioco.

In particolare, le 5 linee programmatiche della Cabina di Regia Benessere Italia (l’organo governativo tecnico-scientifico in prima linea per assicurare il coordinamento delle politiche in materia di qualità della vita e dello sviluppo sostenibile) individuate per affrontare e superare le fragilità del Paese e rilanciarne lo sviluppo nel Post Covid-19, riguardano:

1. Rigenerazione equa e sostenibile dei territori;

2. Qualità della vita;

3. Mobilità e coesione territoriale;

4. Economia circolare;

5. Transizione energetica.

  • In campo energetico, definiti e condivisi tra gli stakeholder del settore gli obiettivi energia e clima 20-30 e più nel lungo termine al 2050 (New Green Deal), è il momento di accelerare sulle azioni necessarie per il loro raggiungimento. I prossimi tre anni saranno decisivi per metter a terra le opportunità d’investimento nel settore energetico in tutte le sue declinazioni. La pubblica amministrazione, con le sue articolazioni territoriali, giocherà un ruolo chiave in questo processo al fine di: garantire procedimenti autorizzativi che rispettino il quadro delle tempistiche già definite dalle normative vigenti; assicurare la flessibilità necessaria ad un quadro regolatorio che dovrà adattarsi alle crescenti ambizioni del New Green Deal e della carbon neutrality 2050.

 

  • Inoltre, con l’assetto attuale, senza azioni straordinarie di semplificazione e sburocratizzazione non potranno essere raggiunti gli obiettivi stabiliti dal PNIEC al 2030. Attualmente, la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili in Italia sconta una tempistica media di 4-5 anni (nei casi peggiori si può sfiorare i 10 anni) mentre all’estero è di 2-3 anni.

 

  • Così come la pandemia ha determinato una drastica accelerazione sull’implementazione di strumenti abilitatori quali la digitalizzazione e nuovi modelli di organizzativi mettendo in luce la resilienza del sistema energetico nazionale, allo stesso modo è necessario che il sistema istituzionale centrale e locale dimostri agilità e resilienza nell’accompagnare la roadmap di transizione energetica se vogliamo cogliere appieno le opportunità offerte dalle risorse finanziarie record messe in campo dall’Unione Europea;

 

  • Scendo stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), l’80% della riduzione delle emissioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi 2050 stabiliti con l’Accordo di Parigi, potrà essere traguardato attraverso tecnologie che ad oggi ancora non sono disponibili nel bouquet di soluzioni a servizio del settore energetico. La sfida tecnologica che attende il settore è dunque imponente e bisognerà affrontarla necessariamente attraverso l’impiego di tutte le opzioni disponibili da qui ai prossimi anni in un’ottica di neutralità tecnologica e costo-efficacia delle differenti soluzioni;

 

  • Inoltre, per dispiegare appieno i suoi effetti postivi sia in termini ambientali che di competitività, l’utilizzo delle risorse europee deve essere indirizzato verso: a) la costruzione di filiere industriali in ambiti tecnologici che consentano agli operatori energetici e industriali europei di poter assumere una leadership a livello globale; b) il disegno di un nuovo modello di società, implementando un modello culturale europeo già di esempio a livello internazionale e che può fungere da volano di sviluppo per il sistema economico nel suo complesso.

 

  • L’avanzamento lungo questi due assi potrà beneficiare dell’avvento delle numerose soluzioni e tecnologie innovative che in questo momento storico stanno giungendo a maturità e si stanno diffondendo in molti settori;

 

  • Se le strategie di recovery non verranno elaborate correttamente anche gli impatti della ripresa sull’ambiente saranno molto forti. Basti pensare, ad esempio, che a valle della crisi del 2008 l’aumento delle emissioni dovuto alla ripresa economica è stato 4 volte superiore rispetto al declino registrato nel periodo di crisi. È dunque molto importante calibrare le strategie e gli investimenti poiché sarà molto difficile correggerle una volta avviati investimenti che dispiegano i loro effetti su un arco temporale di uno o più decenni.

 

  • Gli impatti del Covid sugli investimenti del settore energetico internazionale peraltro sono stati molto forti: -20% nel 2020, con Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia, tra le aree geografiche più impattate. La crisi pandemica sta avendo un effetto particolarmente duro anche sulla domanda di energia: le misure di contenimento hanno impattato fortemente un settore altamente energy intensive come quello della mobilità (circa il 60% dell’oil consumato nel mondo viene assorbito dal settore trasporti); parimenti anche la domanda elettrica ha subito una forte riduzione. Di più, la pandemia è scoppiata in un momento storico in cui il settore energetico si trovava in una fase di profonda trasformazione con una particolare attenzione agli aspetti ambientali.

 

  • In tale quadro, assume importanza prioritaria il concetto di “sustainable recovery” per cui saranno di grande aiuto le “clean energy technologies” che hanno compiuto significativi passi in avanti nell’ultimo decennio e sulle quali c’è ancora margine di miglioramento.

 

  • Il ruolo dei governi ancor più in questa fase di ripresa e re-indirizzamento, sarà particolarmente importante: l’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il 70% degli investimenti complessivi è direttamente o indirettamente influenzato dalle azioni dei governi in forma di regolazione o stimolo diretto.

Il dibattito del 14 luglio u.s. ha offerto anche interessanti spunti su temi più verticali:

i) Nel settore dei trasporti è ancor più vero l’assunto della necessaria applicazione di tutte le tecnologie disponibili per consentirne una transizione più veloce. La varietà di esigenze da soddisfare dai trasporti leggeri, ai trasporti su lungo raggio di merci pesanti, ai trasporti aerei, ai trasporti navali, richiede un approccio quanto più ampio possibile nell’adozione delle diverse tecnologie adatte a ridurre nell’immediato e per il lungo termine l’impronta ambientale del settore. L’elettrico, i biofuels, il metano in forma compressa e liquida (GNC e GNL) insieme alle filiere innovative del bio-metano e dell’idrogeno, rappresentano tutte soluzioni su cui il nostro Paese sta già investendo e lavorando e tutte dovranno contribuire nei diversi segmenti per la decarbonizzazione dei trasporti e lo sviluppo di modelli di economia circolare.

ii) Gli impatti del Covid sull’industria automotive e veicoli industriali sono stati enormi: -19 milioni di veicoli prodotti nel 2020 e si stima che al 2023 il calo complessivo sarà di 44 milioni. Ciò penalizzerà fortemente lo sviluppo della mobilità verso la maggiore sostenibilità poiché rallenterà il ricambio del parco circolante con tecnologie aggiornate alle migliori oggi disponibili. Si stima che circa il 23% di immissione di nuovi veicoli previsto per il 2020 sarà ritardato dalla crisi. In tale quadro, è bene che le risorse e i meccanismi messi a disposizione del rilancio del settore e della promozione delle diverse tecnologie rispondano anche ad una esigenza di inclusione delle classi meno abbienti nel processo di transizione energetica (just transition);

iii) Sul tema delle reti di trasmissione elettrica sono emerse in particolare tre priorità: a) lo sviluppo ulteriore delle infrastrutture di rete a supporto della sempre maggiore penetrazione delle energie rinnovabili, promuovendone al contempo la sicurezza e l’interconnessione a livello internazionale; b) la necessità di agire sui mercati dando segnali di prezzo a lungo termine che incoraggino gli investimenti; in tale ambito lo sviluppo del capacity market appare di fondamentale importanza; c) innovazione e digitalizzazione come componente essenziale per lo sviluppo futuro delle reti, in un contesto di dialogo sempre più stretto tra produzione e generazione distribuita.

iv) Inoltre, la finanza sostenibile e il tema dell’adeguatezza delle filiere di fornitura per le tecnologie a servizio della trasmissione elettrica rappresenteranno snodi altrettanto importanti attraverso cui passerà il processo di transizione;

v) In merito allo sviluppo delle fonti rinnovabili le azioni sul territorio nazionale potranno essere affiancate da iniziative per lo sviluppo del patrimonio offshore che presenta opportunità anche in ottica di riconversione delle competenze delle filiere Oil&Gas.

vi) In particolare, nell’offshore le competenze ed eccellenze storiche sviluppate dall’industria degli idrocarburi consente già oggi di essere protagonisti a livello internazionale nella costruzione di parchi eolici e in prospettiva per lo sviluppo di tecnologie innovative connesse alla produzione di energia rinnovabile dal mare e dal vento, e alla cattura, utilizzo e stoccaggio della CO2;

vii) Altro tassello fondamentale per la transizione energetica è rappresentato dall’incremento dell’efficienza energetica. Ambito questo che in Italia presenta enormi opportunità di applicazione nel campo dell’edilizia residenziale (pubblica e privata) e commerciale, con ricadute positive quali il rinnovo e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio, l’incremento dei posti di lavoro, la diffusione di prodotti tecnologicamente avanzati da filiere industriali nazionali, e il contenimento delle emissioni di CO2.

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