18
ott

Fonti fossili: diminuzione della domanda e aumento dei prezzi

Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su Quotidiano Energia dell’11 Ottobre)

Prezzi delle fonti fossili ancora in aumento in uno scenario di incertezza che ha portato ad una minore offerta di idrocarburi nel momento della ripresa della domanda e di limitati progressi delle rinnovabili; prezzi dei prodotti e margini di raffinazione ai massimi dell’anno

Il nuovo ciclo rialzista che si è impossessato dei mercati energetici mondiali a partire ha dalla fine di agosto ha interessato anche la scorsa settimana i prezzi di tutte le fonti fossili ed anche le borse elettriche.

Il prezzo medio settimanale del Brent si è attestato a quota 82,0 $/b con un aumento del 4,6 % che lo ha spinto ai massimi dell’anno, In un crescendo di preoccupazioni per una situazione da crisi che questa volta è nata all’interno dell’ìndustria energetica.

Il prezzo del WTI ha registrato un incremento del 4 % che lo ha portato a quota 78,5 $/b in prossimità della soglia psicologica degli 80 $/b.

I mercati sembrano entrati in una fase in cui gli aumenti innescano nuovi rialzi anche a prescindere dai fondamentali per effetto di acquisti speculativi ed anche cautelativi da parte di operatori che vogliono mettersi al riparo da ulteriori aumenti. In realtà lo scenario macroeconomico presenta numerose ombre che riguardano, in particolare, la situazione finanziaria di alcuni grandi gruppi della Cina e le spinte inflazionistiche causate dai prezzi dell’energia che potrebbero portare ad interventi restrittivi.

Anche sul piano dei fondamentali gli ultimi sviluppi   del mercato USA analizzati dall’EIA Doe non sembrano segnalare particolari difficoltà con gli stoccaggi di greggio e di benzina in aumento mentre la produzione è ancora aumentata sino a 11,3 milioni di b/g e l’input di greggio delle raffinerie è salito a 15,7 milioni di b/g dopo i blocchi causati dall’uragano Ida.

In aumento è anche la domanda di prodotti che ha toccato i 21,5 milioni di b/g, ma questo non costituisce una minaccia per l’equilibrio del bilancio petrolifero mondiale tale da giustificare gli attuali livelli dei prezzi. L’aumento va, invece, ricercato nel clima determinato dalle incertezze della transizione  che vede una progressiva rarefazione dell’offerta di idrocarburi a fronte di una domanda internazionale caratterizzata da un forte recupero .Questo fenomeno è particolarmente evidente in EUROPA dove le politiche energetiche hanno puntato soprattutto allo sviluppo delle rinnovabili che finora si è realizzato su scala non proporzionata al declino delle fonti fossili  ed al contenimento della domanda che si è realizzato solo parzialmente.

Ad esempio, nel periodo 2010 -2019, in cui gli obiettivi di decarbonizzazione si sono andati facendo sempre più stringenti ed ambiziosi, la produzione di petrolio dell’Unione Europea è diminuita del 37 %   mentre i consumi sono scesi del 6% con un netto aumento delle importazioni.

Nel caso del gas naturale, la produzione è scesa del 51,4 %    mentre i consumi sono diminuiti del 7,5 %, anche in questo caso con un aumento delle importazioni nette.  Nello stesso periodo l’impiego di rinnovabili è quasi raddoppiato ma non è stato in grado, data l’esiguità del loro contributo sul totale dei consumi di energia, di compensare l’aumento delle importazioni di idrocarburi. Esaurito l’effetto pandemia la ripresa dei consumi europei si è trovata di fronte ad ’ulteriore riduzione della produzione con un netto impatto sui prezzi del petrolio e del gas che nella scorsa settimana ha registrato nuovi aumenti superando la soglia dei 100 EURO / MWh oltre il doppio del prezzo del petrolio aggravando quindi la pericolosa crisi in atto.

In questo clima surriscaldato anche i prezzi dei prodotti si sono mossi al rialzo con il diesel che migliora ulteriormente la sua posizione rispetto a benzina e greggio a vantaggio dei margini di raffinazione.

La quotazione media settimanale della benzina   è stata, cif Med, pari a 783.8$ /t, con un aumento del 4,6 % rispetto a quella precedente, in linea con quello del Brent.

La quotazione del diesel è stata di 713.3 $/t in aumento del 5,8 % rispetto alla settimana precedente che conferma il recupero di questo prodotto e dell’attività economica.

Con questo nuovo balzo il diesel rafforza la sua posizione mentre, il differenziale con la benzina scende a 70,5 $/t ben distante dagli oltre 100 $/t di inizio settembre.

La quotazione dell’olio combustibile, a basso tenore di zolfo, si è collocata a 539.7 $/t con un aumento del 6.8 % rispetto alla precedente; la qualità ad alto tenore di zolfo è stato quotato 477.2 $/t con una riduzione del Il differenziale tra i due prodotti a 62,5 $/t.

La competitività dei prodotti petroliferi nei confronti del gas resta ampiamente confermata nonostante questi aumenti collegabili ad una maggiore domanda.

L’andamento della posizione relativa dei principali prodotti rispetto al greggio, ha portato ad un ulteriore miglioramento dei margini di raffinazione, che si sono portati ai nuovi  massimi dell’anno .Con riferimento ad un greggio tipo Brent lavorato a TRC, il margine medio di raffinazione in media settimanale si è attestato in prossimità dei cinque  dollari per barile; verso i sette  dollari si è mosso un greggio tipo URAL; quello su un greggio tipo Iranian Heavy è salito verso i cinque  dollari per barile, confermando  la consistenza della ripresa della domanda di prodotti.

Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia dell’11 Ottobre

GRAFICI

 

Fonte: elaborazioni su dati stampa specializzata

Fonte: elaborazioni su dati stampa specializzata

Fonte: elaborazioni su dati stampa specializzata

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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