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apr

I progressi sulla via della transizione

La domanda di energia per settori nel 2020 e le prime indicazioni per il 2021

Di Vittorio D’Ermo e Delia Battistelli (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 9 Aprile 2021)

La domanda di energia per settori di utilizzo nel 2020

Il 2020 ha avuto un impatto profondo sulla struttura economica del Paese e, di conseguenza, sulle quantità e sulla qualità dell’energia richiesta dagli utilizzatori finali.

La pandemia ha colpito i grandi settori di attività economica ed i consumi finali in modo molto differenziato sino a delineare, in un contesto di generale ridimensionamento, una struttura del PIL che non ha confronto con il passato.

Su base annua le misure di controllo del contagio, che si sono susseguite con modalità ed intensità molto diversificate, hanno avuto un impatto relativamente contenuto sulle attività industriali mentre hanno inferto un colpo gravissimo al settore terziario con particolare riferimento alle attività commerciali, alla ristorazione ed al turismo interno ed internazionale.

Le conseguenze di questa rivoluzione sulla domanda di energia dei vari settori considerati dal Bilancio Energetico Nazionale sono state molto rilevanti: sulla base delle informazioni parziali disponibili si può stimare che  la domanda di energia del settore industria, quello relativamente meno colpito, si sia ridotta nel 2020 di circa il 7,2 %  rispetto al 2019 con un ruolo del gas che si è attestato sul 47,5 %, confermandosi come fonte leader per la fornitura di calore, seguito dall’energia elettrica con peso valutabile intorno al 32% .

Il settore degli usi civili, che comprende la domanda energetica delle abitazioni e quella dei servizi, ha subito una riduzione di circa l’1 % rispetto al 2019 a causa di una maggiore domanda delle abitazioni a cui ha fatto riscontro una forte riduzione di quelle dei servizi e delle attività commerciali ridotte drasticamente dai vari lockdown.

Il ruolo del gas in questo settore è rimasto ampiamente confermato con un peso di poco inferiore al 50 %, seguito dall’elettricità con una quota di circa il 30% destinata ad aumentare sensibilmente nei prossimi anni in linea con la politica di decarbonizzazione del sistema energetico.

Il settore trasporti è stato il più colpito dalle limitazioni imposte alla movimentazione delle persone ed in misura più contenuta anche delle merci, registrando una riduzione degli impieghi di energia che ha toccato il 22%. Nella difficilissima situazione che si è venuta a creare anche la diversificazione delle fonti impiegate da questo settore non ha potuto registrare particolari progressi con la quota del petrolio che è rimasta saldamente intorno al 90%.

Dal mercato dell’auto sono venute comunque significative indicazioni sullo spostamento delle preferenze dei consumatori a favore della auto ibride e di quelle elettriche, con un impatto comunque marginale sulla struttura della domanda energetica.

Sulla riduzione dei consumi di petrolio ha avuto un ruolo decisivo anche il calo di voli nazionali ed internazionali che è continuato anche se in minore misura nei mesi successivi al blocco totale delle attività.

Complessivamente la struttura della domanda finale di energia ha visto solo un forte aumento del peso del gas naturale a causa della forzata riduzione della domanda energetica dei trasporti. Il ruolo delle rinnovabili sempre nell’abito della domanda finale, escluso quindi il settore elettrico, è rimasto inferiore al 10%.

In pratica la pandemia ha ridotto i consumi ma certamente non ha facilitato la transizione.

Nel settore della generazione elettrica, dove la aspettative e le possibilità di innovazione sono più consistenti e dove sono già stati fatti notevoli progressi negli anni passati, c’è stato un forte cambiamento amplificato, però, dal crollo della domanda.

La struttura del parco di generazione ha subito infatti solo parziali modifiche.

Facendo riferimento al totale dell’energia trasformata in energia elettrica il peso delle rinnovabili è salito al 45% rispetto al 41,7% del 2019: un risultato significativo che, però, dovrà trovare conferma, non facile, con il ritorno alla normalità

 

Gli sviluppi del primo bimestre

La resilienza del Corona Virus in questo inizio d’anno sta frenando il recupero atteso con ansia da tutti gli operatori economici.

I dati relativi ai primi due mesi del 2021 messi a confronto con il 2019, che può essere considerato come una base di confronto più significativa del 2020, segnato dagli effetti della pandemia, evidenziano ancora un sistema ingessato che stenta a rimettersi in moto verso la transizione.

Rispetto al primo bimestre del 2019, la domanda complessiva di energia appare in calo, di circa il 7,0%, che riflette le persistenti difficoltà del settore terziario con particolare rifermento alle attività commerciali, al turismo ed infine alla mobilità delle persone ristretta in ambiti geografici molto limitati.

La domanda per fonti segna una riduzione di circa il 20% per il petrolio, mentre la riduzione del gas è contenuta al 6,3%.

L’apporto delle rinnovabili segna un aumento considerevole spinto però dalla componente idroelettrica nella misura del 36% mentre l’incremento di quelle innovative si attesta poco sopra il 9%.

La composizione percentuale presenta un assetto ben diverso da quello del primo bimestre del 2019 e più simile a quello, del tutto particolare, che si è delineato nel corso del 2020.

Il peso del petrolio appare  ridotto al 24% rispetto al circa 28% del periodo gennaio-febbraio 2019 ed al 29,1% del primo bimestre del 2020, mentre la quota del gas naturale, con il sostegno prevalente dell’industria e della componente riscaldamento degli usi civili, si è avvicinato al 47% rispetto al 46% di due anni fa.

Il ruolo delle rinnovabili sale oltre il 21% rispetto al circa 17,4% del 2019 e al 19,1% del 2020; un progresso importante ma certamente ancora inferiore alle aspettative ed agli obiettivi di politica energetica anche perché amplificato dalla riduzione degli impieghi di fonti fossili causati dalle difficoltà economiche.

 

Le prospettive per il 2021

Considerato che i primi due mesi dell’anno sono i più “pesanti” dal punto di vista del fabbisogno energetico e che anche i mesi di marzo e aprile risulteranno condizionati dalle misure adottate per il controllo della pandemia, è poco probabile che il 2021 sarà l’anno della ripresa della domanda di energia, che si discosterà di poco dai livelli   del 2020 e rimarrà ben al di sotto dei livelli del 2019.

Solo a partire da maggio si dovrebbe assistere ad una ripresa sostenuta della domanda energetica anche per il manifestarsi degli effetti positivi delle vaccinazioni di massa e delle iniziative di politica economica per il rilancio di tutte le attività produttive.

Il recupero del petrolio sarà comunque limitato per il prolungarsi delle misure di controllo della mobilità privata e del traffico aereo sceso a livelli che non hanno nessun paragone con il passato.

La domanda di gas naturale ha più ampie possibilità di una nuova affermazione legata comunque alla velocità della ripresa delle attività produttive. Le rinnovabili dovrebbero rafforzare la loro presenza.

 

Vittorio D’ermo e Delia Battistelli (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 9 Aprile 2021)

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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