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a geografia della domanda energetica mondiale in questi ultimi anni è cambiata in modo significativo. Solo per dare alcuni elementi, la domanda energetica mondiale è sempre più trainata dai paesi al di fuori dell’area OCSE. L’Unione Europea, in particolare, è destinata a pesare sempre meno sulla domanda globale e sulle emissioni conseguenti di CO2. Secondo i dati dell’International Energy Agency, al 2035 le emissioni di CO2 da usi energetici dell’Unione Europea peseranno per poco più dell’8% sulle emissioni globali. Dunque anche un loro eventuale dimezzamento o azzeramento su base unilaterale inciderebbe in modo marginale sulle emissioni mondiali. Questo elemento deve spingere l’Unione Europea ad affiancare al suo ruolo di leadership nelle politiche ambientali anche quello di facilitatore della cooperazione multilaterale in tema di energia e ambiente al fine di un efficace coinvolgimento anche dei paesi principalmente responsabili, quali Cina e USA, delle emissioni di CO2 a livello globale.

Dal punto di vista del mix di fonti, nell’ultimo decennio il gas naturale ha ampliato, grazie a nuove tecnologie, la base delle risorse disponibili anche in paesi che sembravano prossimi a diventare grandi importatori (a partire dagli USA). Importanti avanzamenti si sono registrati per le fonti rinnovabili innovative (fotovoltaico ed eolico) con un significativo incremento nei mix di produzione elettrica dei paesi dell’Unione Europea. Inoltre, sebbene al di fuori dall’UE (es. Cina e Brasile) gran parte dell’energia da fonti rinnovabili proviene da rinnovabili tradizionali quali l’idroelettrico e i biocarburanti di prima generazione, l’evoluzione delle tecnologie e la disponibilità di sole e vento in altre regioni dell’America Latina, Nord America, Africa stanno favorendo una rapida espansione delle rinnovabili innovative nella generazione elettrica. Sulla scia di questi fenomeni, le previsioni dell’International Energy Agency indicano un superamento della soglia del 40% della produzione mondiale di elettricità proveniente da rinnovabili entro il prossimo ventennio.
In tale quadro, la parallela crescente penetrazione del vettore elettrico prodotto da rinnovabili nei consumi finali di energia sta accelerando la de-carbonizzazione del sistema energetico globale favorita anche dalla de-centralizzazione e digitalizzazione delle produzioni, trasporto-distribuzione e utilizzi di energia.

Peraltro, questi due trend, de-centralizzazione e digitalizzazione stanno interessando in modo trasversale tutte le filiere energetiche e mi piace ricordare qui alcuni esempi: le operazioni di upstream oil&gas utilizzano tra i calcolatori più potenti al mondo; la filiera del gas naturale ha avviato una progressiva de-centralizzazione con infrastrutture di stoccaggio e distribuzione di “piccola taglia” che utilizzano il gas naturale liquefatto (small scale LNG); la diffusione degli impianti di piccola taglia da fonti rinnovabili richiede ai gestori di rete soluzioni digitali sempre più avanzate per governare la crescente complessità dei flussi; la domotica e l’”Internet of things” stanno favorendo nuovi modelli di gestione e consumo dell’energia che mettono al centro il consumatore.

Tuttavia, sono ancora pochi oggi i sistemi energetici nazionali che presentano un efficace bilanciamento dell’Energy Trilemma: sicurezza (fisica e informatica) delle forniture, economicità/accessibilità all’energia, sostenibilità ambientale. Questa è, e sarà, la sfida maggiore delle politiche energetico-ambientali che dovranno creare un quadro normativo e regolatorio in grado di favorire il miglioramento in parallelo di tutte e tre le dimensioni senza privilegiarne una; pena la non efficacia delle strategie nazionali rispetto al perseguimento di una “Transizione giusta” come quella a cui la nuova Commissione Europea a guida Von Der Leyen si ispira. Politiche, regolamenti e procedure autorizzative devono essere allineate alle istanze energetico-ambientali poste dalla transizione per poter rendere attrattivi e realizzabili nei tempi auspicati gli ingenti investimenti in soluzioni sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.

In tale quadro, è bene sottolineare che non esistono percorsi unici o tecnologie che da sole possono soddisfare il “trilemma dell’energia” così come non c’è una singola filiera energetica che potrà assicurare da sola la transizione. C’è bisogno di contaminazione e collaborazione tre le diverse competenze ed eccellenze maturate in tutti i settori, dalle energie storiche a quelle più innovative.

Vista da un’altra prospettiva il percorso di lungo termine della transizione energetica va costruito attraverso la collaborazione tra “elettroni” e “molecole”. Ad esempio, così come il vettore elettrico prodotto da rinnovabili avrà un ruolo crescente negli usi residenziali e nella mobilità “leggera”, allo stesso modo la produzione e utilizzo di molecole sostenibili (metano, biocarburanti-biogas, idrogeno rinnovabile, gas di sintesi) potranno consentire una parallela de-carbonizzazione in ambiti di utilizzo come il calore ad alta temperatura per l’industria e i trasporti pesanti su lungo raggio (camion e navi in primis).
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Fonte: WEC Italia 

Notizie febbraio 2020

Pubblicazione a cura di: WEC Italia

TEMI TRATTATI:

    • Ambiente
    • Carbone
    • Economia & Business
    • Elettricità
    • Nucleare
    • Oil & Gas
    • Rinnovabili

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