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Il caro energia continua a interessare i mercati energetici mondiali

Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 18 ottobre 2021)

Anche nella terza settimana di ottobre i prezzi delle fonti fossili sono rimasti a livelli molto elevati rafforzando la minaccia per la crescita economica.
Il prezzo medio settimanale del Brent è ancora aumentato portandosi a quota 83.9 $/b con un aumento del 2,4 % ed un prezzo di chiusura nella giornata di venerdì prossimo agli 85 $/b, quasi alla ricerca di un allineamento ai prezzi del gas che avrebbe conseguenze non calcolabili. Anche l’americano WTI si è mosso al rialzo con un aumento del 3.4 % che lo ha portato a quota 81.1 $/b sopra la soglia psicologica degli 80 $/b.
La ripresa della domanda, confermata dagli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia dell’energia di Parigi nell’Oil Market Report ma anche dal bollettino analitico, della stessa fonte, sull’area OCSE, è uno degli elementi alla base dell’ascesa dei prezzi che risente anche del calo della produzione dell’area europea quantificata nel periodo gennaio-luglio nella misura del 5,9 % a fronte di un aumento della domanda del 6,9 %. A sostegno della domanda petrolifera si sta muovendo anche una forma inaspettata di “fuel switching” causata dall’impennata dei prezzi del gas che sta rilanciando, ove possibile, prodotti che sembravano in deciso declino come gli oli combustibili, il gasolio, il GPL, oggi tornati altamente competitivi.
In questo quadro l’equilibrio del mercato petrolifero sta tornando nelle mani dell’OPEC Plus sino a poco tempo fa insidiata dall’aumento della produzione dell’area OCSE e di quella gli altri paesi non OPEC che sta perdendo terreno a causa del rallentamento degli investimenti.
Sino ad oggi l’OPEC sta rispondendo positivamente alla maggiore richiesta ma chiaramente non sembra intenzionata ad inondare di greggio il mercato proprio nel momento in cui i nuovi livelli di prezzo stanno consentendo di recuperare le pesantissime perdite dell’anno scorso con il Brent sceso sotto quota 20 $/b.

I governi dei paesi consumatori, a partire da quelli europei, sono molto preoccupati e stanno cercando di contenere gli aumenti dei prezzi agli utenti finali con misure di tipo fiscale vista la difficoltà di intervenire sull’offerta che, nel caso del gas, dipende in modo cruciale dall’atteggiamento della Russia, che si trova in una posizione assimilabile a quella dell’Arabia Saudita nel campo del petrolio.
L’arrivo della stagione invernale rende il problema ancor più complesso specialmente se non saranno trovate soluzioni per l’entrata in esercizio del Nord Stream.
Nel momento in cui i prezzi del petrolio sono stati “contagiati” dal gas, i prezzi di questa fonte si sono mossi al ribasso ovvero verso gli 86 EURO / MWh rispetto ai 97,1 di quella precedente, valore comunque di allarme in quanto corrispondente a circa il doppio del prezzo del petrolio confermando la gravità della crisi.
I prezzi dei prodotti si sono mossi, invece, ancora al rialzo con il diesel che si pone in diretta concorrenza con il gas e che ha migliorato ulteriormente la sua posizione rispetto a benzina e greggio a vantaggio dei margini di raffinazione.
La quotazione media settimanale della benzina è stata, cif Med, pari a 801,55 $ /t, con un aumento del 2,3 % rispetto a quella precedente, di poco inferiore a quello del Brent, ma soprattutto violando la barriera degli 800 $/t.
La quotazione del diesel è stata di 734.2 $/t in aumento del 2,9 % rispetto alla settimana precedente confermando il recupero di questo prodotto essenziale per l’attività economica.
Con questo nuovo aumento il diesel rafforza la sua posizione rispetto al greggio mentre Il differenziale con la benzina scende a 67,4 $/t.
La quotazione dell’olio combustibile, a basso tenore di zolfo, si è collocata a 543,7 $/t con un aumento dello 0,7 % rispetto alla precedente; la qualità ad alto tenore di zolfo è stata scambiata a 479.6 $/t con un aumento dello 0,6 % mentre Il differenziale tra i due prodotti è aumentato a 64,1 $/t.
La competitività dei prodotti petroliferi come i gasoli e gli oli combustibili nei confronti del gas resta ampiamente confermata nonostante i movimenti dell’ultima settimana.

L’andamento della posizione relativa dei principali prodotti rispetto al greggio ha consolidato i margini di raffinazione, che si sono mossi intorno ai massimi della settimana precedente. Con riferimento ad un greggio tipo Brent lavorato a TRC, il margine medio di raffinazione in media settimanale è rimasto in prossimità dei cinque dollari per barile; poco sopra i sette dollari si è mosso un greggio tipo URAL, grazie al sostegno dei gasoli; quello su un greggio tipo Iranian Heavy è rimasto sopra i quattro dollari per barile, confermando la fase particolarmente favorevole per il settore downstream.

 

Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 18 Ottobre 2021

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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