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Dare forma al futuro: riflessioni dai sondaggi WEC sul COVID-19

 

Nelle moderne economie, il settore energetico ha sempre costituito uno dei principali motori di crescita e sviluppo: infrastrutture di produzione, trasmissione e distribuzione, sviluppo tecnologico, servizi innovativi, professioni e specializzazioni a servizio di forniture continue, sicure e sempre più sostenibili di energia. L’attuale crisi innescata dal diffondersi a livello globale del COVID-19, pone l’accento ancor di più sull’importanza di questo settore, sempre più integrato con gli altri comparti della società, dalla sanità al settore produttivo, dalla gestione del territorio ai trasporti. Le risposte fornite fino ad oggi dai sistemi energetici di tutto il mondo hanno mostrato un buon grado di resilienza e responsabilità nell’affrontare l’emergenza.

A confermarlo sono i risultati emersi dal recente COVID19 Survey condotto dal WEC all’interno della sua community composta da circa 90 Paesi e 3.000 delle maggiori organizzazioni energetiche. In uno scenario di riduzione della domanda e di incertezza, gli operatori energetici internazionali hanno

  1. assicurato forniture continue alle economie
  2. messo al centro la salvaguardia degli asset più preziosi: le #persone le #informazioni la liquidità la reputazione.

Allo stesso tempo, la crisi COVID-19 è stata una straordinaria palestra di resilienza digitale delle infrastrutture energetiche con oltre i 2/3 dei leader intervistati che ritengono tra le ripercussioni di lungo termine più importanti per il settore energetico la spinta:

  • all’implementazione di strategie di resilienza
  • al consolidamento di modelli operativi digitali

Questi tra i driver principali della “new normal” del settore energetico che secondo il survey sarà in grado di riprendere in modo più veloce (6 mesi) la sua nuova operatività rispetto alle società nel loro insieme (12 mesi).

In tutto sono 6 le lezioni apprese dalle aziende e delineate nei risultati del Survey con una in particolare (n.1) che può ben applicarsi anche alle strategie di rilancio delle economie nazionali: la necessità di restare coerenti con la propria mission più che ai piani contingenti.

Oggi la mission delle maggiori economie europee, e non solo, è quella della de-carbonizzazione al 2050, il New Green Deal ce lo ricorda in modo chiaro. Proprio questa mission può rappresentare per i sistemi nazionali il motore del rilancio economico, ma dovrà passare necessariamente attraverso tre step:

  • Avere un quadro completo delle specificità (DNA) del sistema energetico nazionale e delle sue competenze e potenzialità a partire dalle quali si può implementare la mission di lungo termine (I PNIEC nazionali hanno il merito di aver avviato questo processo);
  • Lavorare sull’implementazione di obbiettivi comuni che creino un valore condiviso per la generalità delle comunità coinvolte nel processo di transizione energetica
  • Ripensare i modelli e le procedure normative e autorizzative che rallentano i necessari investimenti verso la de-carbonizzazione e che il settore energetico è in grado di mobilitare in un quadro di rilancio industriale.

Il sistema energetico italiano, sempre più interconnesso a livello europeo ed Euro-Mediterraneo, ha risposto alla crisi in modo efficace: gli investimenti fatti nell’ultimo ventennio in nuova generazione rinnovabile e gas naturale efficiente e flessibiledigitalizzazione delle infrastrutture critiche nazionali (elettricità, gas, sistema di raffinazione, reti carburanti) e parallelo sviluppo di tecnologie e strategie operative di cyber-security, hanno consentito al nostro Paese di affrontare la crisi COVID-19 con decine di migliaia di dipendenti in smart working, gestione da remoto delle infrastrutture, nessuna interruzione significativa e supporto vitale alle esigenze energetiche primarie di ospedali e filiere industriali essenziali durante l’emergenza.

Partendo da questo patrimonio, gli operatori energetici italiani possono in questa nuova fase post-emergenza mettere competenze, tecnologie e investimenti a servizio del rilancio industriale del Paese:

  • ammodernamento e repowering del patrimonio storico idroelettrico;
  • re-powering ed espansione di impianti da fonti rinnovabili innovative come fotovoltaico ed eolico
  • implementazione di centrali a gas naturale ad alta efficienza e flessibili in sostituzione della generazione a carbone;
  • implementazione hardware e software (digitale) delle reti elettriche che dovranno essere sempre più in grado di interfacciarsi in modo dinamico con la domanda di mobilità elettrica e con l’ecosistema dell’internet of the things;
  • trasformazione delle reti carburanti che stanno muovendosi verso un modello multi-fuel e multi-funzione incluse le infrastrutture di ssLNG per la distribuzione di metano liquido a supporto della mobilità pesante terrestre e navale di lungo raggio;
  • transizione del sistema di raffinazione nazionale, asset strategico per gli approvvigionamenti di carburanti, verso la produzione di fuel sempre più sostenibili sino alle nuove produzioni di biofuels idrogeno e carburanti sintetici in un’ottica di economia circolare;
  • implementazione delle #interconnessioni di elettricità e gas con l’estero per continuare ad assicurare approvvigionamenti diversificati.

Sono questi importantissimi capitoli di investimento, con conseguenti ricadute industriali ed occupazionali che il Paese non può permettersi di rallentare, anzi ha bisogno di accelerare, partendo dall’armonizzazione e semplificazione autorizzativa e burocratica del sistema Italia.

Proprio in questo ambito appare necessario il maggiore sforzo in innovazione: l’identificazione e proposta di modelli nuovi di cooperazione tra operatori e autorità-istituzioni nazionali e territoriali al fine di sbloccare investimenti e opportunità occupazionali collegate alla transizione energetica.

 

Paolo D’Ermo
Segretario Generale WEC Italia

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