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Clima di incertezza e forti aumenti dei prezzi del gas e del petrolio pesano sulle prospettive di ripresa dell’Europa

Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 4 ottobre 2021)

Il percorso della ripresa dalle tragiche conseguenze dell’epidemia di Corona Virus, oggi sotto controllo, anche se non del tutto domata, si va facendo sempre più complesso e difficile.

Le ferite inferte al sistema mondiale degli scambi di materie prime e di semilavorati sono state così profonde da rendere la ripresa difficile nonostante le misure di sostegno e di stimolo adottate da tutti i governi.

Nel frattempo, l’intensificarsi di fenomeni estremi dal punto di vista climatico sta aumentando l’intensità del dibattito sulle politiche da adottare per il contenimento delle emissioni di CO2 e sulle modalità di ripartizione degli oneri necessari per attuare la transizione.

Il settore energetico si è così trovato nella difficile situazione di far fronte alla maggiore richiesta di prodotti energetici legata alla ripresa delle attività produttive in una condizione ben diversa dal passato ovvero nella prospettiva di un cambiamento strutturale della domanda e dell’offerta di fonti fossili.
Quest’ultima, già in fase di ridimensionamento, ha subito anche gli effetti di restrizioni dovute ad eventi meteo come nel caso degli uragani che hanno colpito gli Stati Uniti o vicende di tipo geopolitico come i ritardi nell’entrata in esercizio del nuovo gasdotto dalla Russia Nord Stream 2 proprio nel momento in cui la richiesta mondiale di gas sta subendo una impennata a causa dell’abbandono del carbone.

Nel mese di settembre tutte queste difficoltà si sono manifestate contemporaneamente determinando un forte aumento di tensione sui mercati energetici che hanno espresso livelli di prezzo molto elevati con il rischio di accendere ondate speculative secondo il modello tipico delle crisi energetiche proprio nel momento in cui le fonti alternative non sono in grado di aumentare in modo sostanziale il loro contributo.
In media mensile il prezzo del Brent, il principale indicatore dello status del mercato petrolifero, è salito a 74,3 $/b in aumento di quasi il 5% rispetto al mese precedente e non molto distante dalla media di luglio pari a 74,9 $/b, massimo dell’anno. La media dell’ultima settimana del mese è stata però pari a 77,5 $/b e nella prima seduta di ottobre si è sfiorata quota 80 $/b mentre il WTI si avvicinava ai 75 $/b.

Uno scenario allarmante anche considerando l’evoluzione del prezzo del gas che ancora non sembra trovare un tetto : nel caso del gas scambiato all’Hub olandese TTF il prezzo ha raggiunto e superato sul finire del mese gli 80 EURO /MWh, quasi il doppio del prezzo del petrolio ,fenomeno che non si era mai verificato in passato .Anche negli Stati Uniti i prezzi del gas all’ Henry Hub sono in aumento sino ad avvicinarsi ai 6 $ /Million Btu valore comunque molto al di sotto della quotazione presso l’HUB olandese ,circostanza che rende ancor più difficile la posizione competitiva dell’Europa all’inizio della stagione invernale .

I prezzi dei prodotti anche per effetto del blocco di alcune raffinerie degli Stati Uniti nella prima parte del mese hanno registrato aumenti allineati o superiori a quelli del greggio con un netto miglioramento dei margini di raffinazione.
La quotazione media mensile della benzina, ancora una volta leader del mercato, è stata, cif Med, pari a 755,0 $ /t, con un aumento del 4,8 % rispetto al mese precedente, in linea con quello del Brent.
La quotazione del diesel è stata di 634,2 $/t in aumento dell’8,2% rispetto ad agosto, variazione che costituisce un importante segnale di recupero dell’economia. Con questo balzo il diesel rafforza la sua posizione relativa rispetto al greggio ed anche rispetto alla benzina. Il differenziale tra i due prodotti è sceso a 105,2 $/t, un divario comunque ancora molto sensibile.
La quotazione dell’olio combustibile, a basso tenore di zolfo, si è collocata a 495,1 $/t con un aumento del 9,2 % rispetto al mese precedente; la qualità ad alto tenore di zolfo è stato quotato 419,8 $/t con un aumento del 7,5 %. Il differenziale tra i due prodotti è quindi salito a circa 75,4 $/t.Su questi aumenti può avere inciso una maggiore richiesta legata alla ritrovata competitività dei prodotti petroliferi nei confronti del gas naturale che trova, però, un limite nella rigidità degli impianti di utilizzo convertiti da anni a gas.

L’andamento della posizione relativa dei principali prodotti rispetto al greggio, ha portato ad un ulteriore miglioramento dei margini di raffinazione, che si sono così portati ai nuovi massimi dell’anno .Con riferimento ad un greggio tipo Brent lavorato a TRC, il margine medio di raffinazione in media mensile si è attestato in prossimità dei cinque dollari per barile; sopra i cinque dollari si è mosso un greggio tipo URAL; quello su un greggio tipo Iranian Heavy è salito verso i quattro dollari per barile, migliorando così i positivi risultati del mese di agosto .

Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 4 ottobre 2021

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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