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Il Brent si consolida sopra la soglia dei 70 $/b ma i segnali dal mercato dei prodotti indicano come il ritorno alla normalità sia ancora lontano con un impatto negativo sui margini di raffinazione

Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 14 giugno 2021)

Al traguardo della seconda settimana di giugno l’attestamento del Brent sopra la soglia dei 70 dollari per barile si è ulteriormente consolidato grazie alle notizie molto positive sulla ripresa delle economie occidentali che hanno rinsaldato i propri legami nel vertice G 7 appena concluso. Nel quadro complessivo non mancano peraltro segnali preoccupanti sulla recrudescenza del Covid 19 in molti paesi asiatici.

La fortissima dipendenza che si è sviluppata negli ultimi decenni da prodotti e materie prime in provenienza dalla Cina ed altri paesi del sud Est asiatico si sta rivelando come un fattore di rischio per molte industrie ed in particolare di quella automobilistica.

Problemi logistici con i primi segnali che si sono manifestati in occasione del blocco del Canale di Suez e che stanno assumendo nuovi connotati in molti porti cinesi e ritardi nella produzione di “microchips” hanno portato al fermo della produzione in molti stabilimenti in Europa e Stati Uniti.

Questi fattori ,che potrebbero anche trasformarsi in tensioni inflazionistiche, non sono ancora percepiti come una seria minaccia alla ripresa della domanda petrolifera mondiale, che secondo le valutazioni dell’ultimo “Oil Market Report” dell’Agenzia di Parigi, dovrebbe attestarsi a fine anno sui 96,4 milioni di b/g contro i 91,0 del 2020 e non molto distante dai 99,7 del 2019, in controtendenza con il percorso ipotizzato dal discusso “Net zero by 2050- A Road Map for the Global Energy Sector” come sottolineato dallo stesso rapporto per evidenziare ancor più l’entità della sfida della grande decarbonizzazione .

Su questo sfondo i prezzi del greggio hanno continuato a muoversi al rialzo prestando poca attenzione ai problemi che minacciano la ripresa ma anche alla situazione dell’offerta che si prospetta adeguata salvo politiche restrittive dell’OPEC Plus che sembrano poco probabili.

In effetti il prezzo del Brent su base settimanale si è attestato a quota 72,4 $/b in aumento del 2,4 % rispetto a quella precedente e ben distante dai 63,2 $/b della seconda settimana del giugno 2019 caratterizzata da livelli di domanda superiori, ma con prospettive economiche diverse da quelle attuali .

Il mercato dei prodotti si è mosso anch’esso al rialzo ma, ancora una volta, a rimorchio di quelli del greggio segnalando una minore reattività di alcuni prodotti alla ripresa economica.

I cambiamenti di abitudini e di comportamenti indotti dalla pandemia, come ad esempio il lavoro a distanza e la diffusione massiccia delle auto ibride, con consumi specifici ridotti, stanno avendo un impatto sensibile sulla domanda di benzina.

La quotazione media settimanale di questo prodotto, cif Med, è stata pari a 674,0 $ /t in vantaggio dell’1,1 % rispetto a quella precedente e con un prezzo di fine settimana di 678,5 $/t.

La quotazione del diesel, è stata di 588,8 $/t in aumento dell’1,7 % rispetto alla settimana precedente con un ulteriore miglioramento della posizione rispetto alla benzina.

Il differenziale tra questi due prodotti è sceso a 85,3 dollari per tonnellata a causa della debolezza della benzina.

La quotazione dell’olio combustibile, a basso tenore di zolfo, sempre in media settimanale, si è collocata a 444,1 $/t con un aumento dell’1.0 % rispetto alla precedente; l’olio combustibile ad alto tenore è stato quotato 378,9 $/t in lieve riduzione . Il differenziale tra i due prodotti è salito a 65,3 $/t.

L’andamento della posizione relativa dei principali prodotti rispetto al greggio ha portato ad una nuova riduzione dei margini di raffinazione rispetto alla settimana precedente. L’industria risente infatti negativamente non solo della minore domanda di alcuni prodotti come benzina e jet kero, ma anche dell’eccesso di capacità che si è venuto a creare con investimenti in controtendenza con le politiche di ridimensionamento del ruolo del petrolio.

Con riferimento ad un greggio di Brent lavorato a TRC, il margine di raffinazione è sceso poco sotto 0,5 $/b per barile; per un greggio tipo URAL il margine si è attestato sotto i due dollari; quello su un greggio tipo Iranian Heavy è rimasto in territorio negativo.

Il tema centrale della settimana, che oggi inizia, riguarderà l’ulteriore consolidamento delle quotazioni del Brent sopra della barriera dei 70 dollari ma soprattutto il ruolo della domanda dei vari prodotti.

 

Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 14 giugno 2021

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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