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La rivoluzione dell’assetto istituzionale dell’energia in Italia e l’informazione sul processo di transizione

Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 12 marzo 2021)

Con l’arrivo della primavera l’assetto istituzionale dell’energia e dell’ambiente in Italia sta assumendo  un nuovo ed inedito profilo.

Dalla consapevolezza che i problemi ambientali sono strettamente legati, anche se non esclusivamente anche al settore delle fonti di energia, sta nascendo  una nuova struttura che racchiuderà in un unico ministero tutte  le competenze in materia di energia ed ambiente secondo un modello già presente  in molti paesi .

Tutti i documenti programmatici messi a punto negli ultimi anni dall’Unione Europea e dai singoli paesi si basano ormai su un approccio integrato per la realizzazione di sempre più ambiziosi traguardi di decarbonizzazione e di trasformazione delle economie nel senso della sostenibilità ambientale e del riciclaggio.

In Italia l’ultima edizione del PNIEC è stata elaborata congiuntamente dai tre ministeri con competenze tali da poter  orientare e modificare i rapporti tra energia ed ambiente.

Questo documento dovrà essere  rivisto e armonizzato con il PNRR  che a  sua volta si inquadra nella  strategia di decarbonizzazione dell’ intera economia europea delineata nel documento Next Generation Europe.

Per meglio rispondere a questa nuova strategia  il nuovo governo, guidato da Mario Draghi,   ha emanato  una serie di Decreti-Legge che modificano profondamente le strutture amministrative dell’energia e dell’ambiente.

Queste ultime  dovranno convergere in tempi brevi  in un nuovo Ministero che ha assunto  il nome di Ministero della transizione ecologica (MITE).

Da questa riorganizzazione rimane, però,  escluso il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture che cambierà anch’esso la sua “missione” e  denominazione diventando Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile (MIMS). Questo Ministero avrà un  ruolo fondamentale nel determinare la qualità e le quantità dell’ energia utilizzata per la movimentazione di persone e merci che ha  un peso del 30 % sul  totale delle fonti di energia utilizzate nel nostro paese ed anche sulle emissioni di CO2.

Per integrare questa componente di enorme rilievo nel quadro della transizione ecologica che interessa l’intero sistema economico e produttivo è stato creato con lo stesso  Decreto-legge il  Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) .

Questo organismo, che sarà collocato presso la Presidenza del Consiglio, avrà  il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione, elaborando un Piano entro tre mesi.

Il CITE sarà presieduto dal premier o, in sua vece, dal titolare del Mite e ne faranno parte i ministri della Transizione ecologica, dell’Economia, del Mise, delle Infrastrutture e della Mobilità  sostenibile, delle Politiche agricole, del Lavoro, del Sud e della Cultura.

La presenza del Ministro dell’Economia è essenziale sia per tutte le problematiche del finanziamento della transizione nelle sue varie forme ma anche per il ruolo che la fiscalità ha nel governo dell’energia Questa dimensione, sino ad oggi piuttosto trascurata, andrebbe valorizzata per arrivare ad un sistema di tassazione sull’energia e sulle emissioni che premi l’efficienza e la riduzione delle emissioni inquinanti e non sia più orientato solamente alla massimizzazione del gettito.

Con questa vera e propria rivoluzione il governo italiano sembra aver operato una svolta decisa per riuscire a rispettare gli impegni di decarbonizzazione fissati in sede Europea e nazionale.

C’è comunque un tema di fondamentale importanza per il raggiungimento degli obiettivi : quello del monitoraggio dei risultati ottenuti .

Al riguardo l’informazione  statistica e ambientale, anche se ricca su singoli temi e/o su singole fonti energetiche, manca ancora della completezza e dell’organicità  che può essere fornita   da un bilancio energetico che oggi purtroppo viene fornito solo su base annuale e con riferimento all’intero paese notoriamente composto da realtà territoriali molto diverse tra di loro.

Sarebbe auspicabile che con la confluenza in un unico Ministero l’informazione statistica sulle fonti di energia e sulle emissioni venisse riorganizzata per fornire tempestivamente informazioni con particolare attenzione alla dimensione degli impieghi di energia a livello settoriale ed  alla  dimensione regionale oggi molto trascurata ed alle emissioni .

Un sistema che si deve trasformare in tempi brevissimi con traguardi molto ambiziosi  deve poter contare  su un’informazione completa e tempestiva  sulla velocità di marcia di questo processo  ed anche sui possibili ritardi per le opportune  correzioni.

 

Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 12 Marzo 2021

L'Autore - Vittorio D'Ermo

Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

 

 

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